Si parte da Fontanamare, spiaggia con un ampio parcheggio per un percorso tra calcari, scisti e rocce sedimentarie color vinaccia tra i più belli ed antichi della Sardegna e d’ Europa.Lungo il percorso si incontrano diversi porti antichi per il carico e lo scarico dei minerali delle miniere di Nebida e Masua. Tra i più affascinanti Porto ferro dove ci sono ancora le barche di alcuni pescatori. I faraglioni sono ben cinque: da Sud a Nord abbiamo l’isola del morto, i tre isolotti di Agusteri e Pan di Zucchero che i pescatori chiamano sa conca de su terranu, tutti calcarei con spruzzate di dolomia. Il sentiero che a momenti si interseca con il cammino di Santa Barbara e con la strada che percorrevano i minatori per andare al lavoro è uno dei più belli della Sardegna per il colore e la trasparenza dell’acqua e per i paesaggi mozzafiato. A metà percorso si incontra Nebida e se si vuole all’altezza della Laveria La Marmora si può proseguire passando per il paese oppure per un sentierino che passa nel retrospiaggia , ma che attraversa (strano) un villaggio turistico. Scarsi i dislivelli percorso adatto a tutti e divisibile in due pezzi: da Funtanamare a Nebida e da Nebida a Masua. Il percorso totale è di 7,7 Km e a mio parere è suggestivo anche in canoa.
A un’ora da Muravera nel comune di Lotzorai esiste una necropoli ipogeica a domus de Janas costituita da 15 tombe. Si trova nella collina di Tracucu, rilievo che appartiene al complesso granitico di Bruncu Crabiola.
Nel corridoio di una delle tombe sono stati ritrovati frammenti ceramici appartenenti alla cultura di Ozieri (3800-2900 a.C.) .
Tre vasi interi attribuibili alla cultura di Bonnanaro (2350-1600aC), documentano il riutilizzo della necropoli nelle fasi iniziali dell’età del Bronzo.
Le tombe (ben 15), realizzate prevalentemente a sviluppo planimetrico longitudinale, sono sia monocellulari che pluricellulari. Entrambe le tipologie presentano un corridoio di accesso (dromos), che in alcuni casi raggiunge la lunghezza di 5 m.; in alcuni casi, un’anticella precede la cella.
Esiste nei pressi anche un nuraghe complesso che si trova nella collina di Tracucu.
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Fra gli iscritti all’albo regionale: Marco Marci guida n.63 della Regione Sarda dal 2006 e guida nazionale Aigae.
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Colostrai- Il toponimo è da connettere col nome di pianta sicuramente sardiano o protosardo golósti, (g)olósti(u), (g)olóstri, bolóstiu «agrifoglio» (Ilex aquifolium L.), il quale è da confrontare – non derivare – col greco kélastros «agrifoglio» (di origine ignota; GEW, DELG),col basco gorosti, colnavarrese golostia, gorostia «agrifoglio» (evidentemente si tratta di un unico “fitonimo mediterraneo” conservato in Grecia, in Sardegna e nell’Iberia)(DILS, LISPR). La zona dunque ha derivato il suo nome dalla particolare presenza, in origine, di agrifogli.- La curatoria di Colostrai è citata nella Chorographia Sardiniae (200.25) di G. F. Fara per gli anni 1580-1589.
Notevole è il fatto che sulla costa orientale dell’Isola, presso Muravera, esiste uno Stagno di Colostrai, e nelle Carte volgari campidanesi compare un toponimo corradicale Tolostrai (CV 282, 298, 303).
Nel fiume Flumendosa che bagna i comuni di Muravera e Villaputzu è possibile navigare con le canoe.Dalla spiaggia di Colostrai è possibile raggiungere le calette più belle delle oasi di Muravera e dell’area marina di VillasimiusCon i gommoni è facile raggiungere tutte le spiagge.Tra le attività più gettonate c’è lo snorkeling .
L’astropecten una stella di dimensioni importanti che vive nei nostri mari. Si nutre volentieri di molluschi bivalvi che divora circondandoli con lo stomaco e sciogliendoli con gli enzimi digestivi.dermiIl riccio di mare “femmina” molto apprezzato dai buongustai, ma a rischio per via del possibile eccesso nel prelievo dal mare.
Un percorso di massimo 6 Km dove fare birdwatchingUn percorso per il trekking e la canoaUn percorso panoramico da fare con la famiglia e con gli amiciUn percorso per famiglie con due ingressiLa rete dei sentieri di Muravera
Pochi hanno modo di conoscere questi vertebrati presenti nel Sarrabus, ma è un vero peccato perchè alcuni sono endemici e sono presenti solo nelle nostre grotte e nei nostri ruscelli come il Geotritone o il famoso Euprocto .